3. IL QUADRO DI RIFERIMENTO
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Di seguito si indicano in breve i criteri comuni che il gruppo, per sviluppare il lavoro di progettazione vera e propria, ha assunto in ordine all'aspetto
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quadro concettuale |
si assume come criterio organizzativo dei contenuti l'articolazione in grandi quadri relativi al rapporto uomo/ambiente e allo sfruttamento delle risorse, all'organizzazione socio-politica dei gruppi umani, all'elaborazione dell'immagine mentale che l'uomo si forma della propria realtà nelle varie epoche storiche. All'interno della storia dell'uomo si riconoscono le grandi fasi che portano da un mondo indiviso, alla sua divisione, alla progressiva riunificazione attraverso l'intensificazione degli scambi, considerando come elementi forti di cambiamento la rivoluzione neolitica e quella industriale. La chiave di lettura è quella che propone A. Brusa e sta nell'individuazione di alcune grandi concettualizzazioni riconoscibili e trasferibili nelle differenti epoche considerate. Il punto di vista è quello dell'integrazione tra storia mondiale, regionale, locale;
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psicologia dell'apprendimento |
le indicazioni più importanti si ricavano dagli scritti di I. Mattozzi, H. Giradet, A. Brusa e dallo studio di A. E. Berti. La prospettiva è di tipo cognitivista-costruttivista e
- considera la Storia campo di applicazione privilegiato di tutte le abilità logiche (ad esempio: mettere in relazione o isolare variabili ed aspetti particolari, ricavare conseguenze e deduzioni, generalizzare…)
- prevede un avvicinamento graduale alla padronanza delle operazioni logiche predette, in progressione da un segmento formativo all'altro
- vuol favorire negli alunni l'attitudine a decentrarsi dal proprio vissuto e a liberarsi degli stereotipi concettuali posseduti
- stimola la trasferibilità delle operazioni logiche da un ambito/un tema all'altro;
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didattica e metodologia |
per questo si rimanda ai testi di Mattozzi e Brusa, ma anche all'esperienza maturata sul campo dai docenti. I criteri guida si riassumono nella scelta di
- fare un frequente riferimento al presente, tanto per motivi di ordine epistemologico, quanto per motivi di ordine affettivo. S'intende dire che riferirsi al presente è corretto epistemologicamente, perché nella comprensione dello stesso sta uno dei fondamenti dello studio della Storia; ma è soprattutto dal presente degli alunni che s'innesca la motivazione all'apprendimento, sia perché offre le preconoscenze, sia perché è più concretamente coinvolgente
- concentrare l'attenzione sulla costruzione di operatori cognitivi specifici e sul loro esercizio via via più consapevole
- favorire una dimensione, in ogni caso, fortemente operativa. Si tratta di dare al lavoro sulla Storia una dimensione di laboratorio permanente, scegliendo strategie adeguate ad animare l'attività (anche se consiste in una ricerca sul manuale), ad accentuarne la dimensione problematica / di "sfida", a far sì che dia prodotti osservabili / fruibili dai ragazzi, a stimolare anche la conquista degli apprendimenti attraverso il gioco. Si avverte in ogni modo che l'effettivo impiego di queste strategie potrà essere chiaro solo in fase di presentazione di moduli esemplificativi
- organizzare percorsi di tipo modulare, che consentono maggior flessibilità e possibilità di trasferire / riutilizzare / integrare gli apprendimenti
- scegliere temi rilevanti in senso storiografico (quali sono i temi più attuali della storiografia?), didattico (quali contenuti mi servono per consentire lo sviluppo del curricolo?), affettivo (quali argomenti sono più motivanti?), diagnostico (quali temi sono più utili per la comprensione del presente?)
- costruire un curricolo verticale, caratterizzato da elementi di continuità (la progressione degli operatori e delle operazioni logiche) e discontinuità (come il rapporto con il vissuto più immediato nei primi cicli, l'introduzione della storia sistematica e dell'uso di scale temporali e spaziali differenziate nel triennio centrale, il rapporto più complesso con il testo nel biennio finale);
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normativa |
il gruppo di lavoro si è trovato a dover fare i conti, oltre che con le preesistenti indicazioni programmatiche per i vari ordini di scuola, con le indicazioni sull'introduzione di un nuovo curricolo previsto contestualmente all'avvio del riordino dei cicli. A questo proposito non si può fare a meno di rilevare che le indicazioni ministeriali sono state sulla Storia, più che su altre discipline, varie e a tratti contraddittorie: il nuovo curricolo è stato presentato in una prima versione l'8 febbraio, rivisto già il 28 dello stesso mese, messo ulteriormente in discussione tanto nell'articolazione dei contenuti quanto nella declinazione delle competenze, attualmente "sospeso". Oltre all'indecisione sostanziale sull'articolazione del percorso di storia generale (da completarsi nell'arco della scuola di base o nel primo biennio della secondaria?) e la mancata elaborazione della sezione per la secondaria (attualmente superiore), come elementi critici per il nostro progetto, e in senso lato, sono stati rilevati
- l'indicazione (quanto prescrittiva?) dei contenuti da trattare
- la mancanza di indicazioni sui concetti storici ineliminabili
- alcune ripetizioni difficili da collocare
- la poca chiarezza con cui sono definite e declinate le competenze, in alcuni casi incongrue con curricoli paralleli (un esempio: saper elaborare testi argomentativi risulta tra le competenze previste per la Storia nella scuola di base, ma non è compresa tra quelle in uscita nel curricolo di Educazione linguistica).
È stata comunque colta (in questo, quanto negli altri curricoli) come definitiva e significativa la scelta di focalizzare l'attenzione sulle competenze da acquisire, anziché sui contenuti, e positivamente considerata la possibilità di lavorare alla costruzione delle stesse su tempi più distesi degli attuali (particolarmente nel segmento dell'attuale scuola media), dettati dall'esigenza di ripetere più volte gli stessi contenuti.
Si ritiene di assumere come arco di sviluppo del curricolo verticale quello che va dai sei ai quindici anni, suddiviso in primo biennio, secondo biennio, triennio centrale, biennio conclusivo, come previsto dall'attuale ipotesi di riordino dei cicli.
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